C’era un ragazzo…



C’era un ragazzo che come me sognava di cambiare il mondo. Lui c’era. Io ci sono. Noi siamo qui.
Gli anni ’70 e ’80 sono stati anni nei quali è stato versato sangue di giovani innocenti. Ragazzi di
diciotto anni morti in una guerra civile voluta e diretta da altri. Ci pensate mai? Io spesso.
Bambini. In quegli anni ci sentivamo adulti, pronti a tutto, con i nostri dogmi le nostre certezze.
Pronti alla Rivoluzione “possibile”. Avevamo diciotto, vent’anni. Avevano diciotto, vent’anni.
Ritengo che dobbiamo avere il dovere di non dimenticare.
Oggi di quei ragazzi ci siamo noi, reduci di una stagione nella quale abbiamo osato immaginare.
Loro non ci sono. Sono morti con il loro progetto negli occhi. Noi sappiamo che fu un sogno.
Un sogno pagato con la morte. Non possiamo dimenticare.
Oggi quegli anni rimangono nella nostra memoria, nella nostra formazione. Sono anni che non possiamo “toglierci di dosso”. Sono in noi. E quei ragazzi non vanno dimenticati.
Già in quei giorni mi ponevo i miei dubbi. Quelle morti servivano a qualcuno. Ma non a noi.
Idealisti e uomini liberi alla ricerca di una rivoluzione possibile.
Ricordo che mi definivano un “anomalo”. Fedele alla mia militanza politica, ma pronto al dialogo
con tutti. Anche con il “nemico”.
Il problema è che personalmente non vedevo nemici. Il mio “nemico” aveva il mio stesso sogno.
Un mondo migliore. Differente.
Io quelle barricate ho cercato sempre di scavalcarle. Era la mia ossessione. Scavalcare le barricate ed iniziare a dialogare. Detto oggi…ma era il 1979-80….
Solo il dialogo avrebbe “sparigliato” quella logica. Ci volevano nemici. Ci volevano divisi.
E quelle morti servivano solamente a loro. Detto oggi…Ma io avevo vent’anni quando sostenevo la mia teoria “anomala”.
Vissi quegli anni nella mia città, Roma. Montesacro, quartiere ove le opposte fazioni si scontravano alla ricerca della conquista del territorio. Vissi quegli anni nella mia città, nella quotidiana lotta politica. Credo che chi morì in quella stupida guerra non possa essere dimenticato.
Oggi qualcuno di quei giovani che con me attraversò quegli anni siede in Parlamento. Due, esattamente. Quando dico con me non intendo in senso figurato, come appartenenti ad una generazione. Ma “con me”.
Con G. trascorsi i miei giorni e le mie notti. Riunioni, “attacchinaggi”, manifestazioni, tensioni, scontri. La passione per la politica.
Con P. qualche “scontro”, mai violento. E solamente sul Ponte Tazio, a Montesacro. Quando ci si incontrava in campo neutro ci “guardavamo” solamente…
Il territorio neutro in quegli anni? Lo Stadio Olimpico. Quando giocava la Roma di Agostino Di Bartolomei.
Oggi G. siede sui banchi del governo. P. su quegli dell’opposizione.
Manderò questo mio post a loro due. La mia speranza è che quei giovani non vengano dimenticati, con un atto concreto e forte.
Una Piazza in loro memoria. Una giornata.
Qualcosa che non permetta di dimenticare. E che racconti alle nuove generazioni la loro morte.
Quei giovani sono morti con un sogno nel cuore.

C’era un ragazzo…ultima modifica: 2003-09-27T12:23:06+02:00da mauro.cherubino
Reposta per primo quest’articolo

3 pensieri su “C’era un ragazzo…

  1. Non sarebbe male ricordare le persone di cui parli. E condannare pubblicamente, una volta per tutte, chi li ha usati per i propri scopi, chi ha fatto di questo paese un’altro riquadro della scacchiera. Tu c’eri, c’erano quei due parlamentari e tanti altri che non hanno fatto strada ma solo vite normali; c’erano anche i finanziatori, chi forniva armi e informazioni, chi chiedeva supporto per persone che portavano la divisa e per chi la divisa non l’avrebbe mai messa.

    Ricordali. Ma non piangerli. Tu come loro, avete scelto e giocato la vostra mano.

    The Swordman

  2. I morti si ricordano, meno facile ricordare gli altri, quelli che oggi sono persone normali, segnati nell’anima da quelle morti… morti si piangono come i sogni perduti.. perduti su quelle barricate smontate, perduti nella comodità di una vita normale senza brutti ricordi senza sogni senza ideali..Non piangere i morti, loro sono andati via incontaminati piangi per chi è rimasto e ha smontato le barricate. Per loro si devono versare lacrime. E le piazze titolate, triste targa all’ipocrisia dilagante… no non mandare richieste, manda una rosa alla memoria degli ideali perduti …

  3. Sono tante le vittime di quegli anni, vittime di una concezione sbagliata di ideologia, del sogno di una “rivoluzione in cui cadano poche teste” (parole testuali di un amico di famiglia particolarmente agguerrito nella guerra politica), della necessità di “uccidere i genitori” che erroneamente si offrivano come vittime sacrificali, creando così la necessità di scontrarsi con i propri coetanei… Sarebbe forse giusto che quanti ora sono in parlamento scendessero nelle scuole, parlassero con questi giovani, facciano loro capire il senso e il gusto di fare politica, senza ideologismi, ma con quella passione che noi abbiamo avuto la fortuna di vedere nei nostri “maestri”… e credo – con tutto – che esistano ancora politici per passione. Grazie Mauro, ancora una volta, per le tue riflessioni!

Lascia un commento